Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

(tranquilli, a fine mese la smetto di scrivere come una dannata, è che ho deciso che questo blog deve avere una crescita lenta ma costante pertanto per il 2009 devo arrivare a 42 post in un anno, uno in più del 2008 e due in più del 2007)

Bene, amici, volevo dirvi che sto ovulando.
Sono una donna e sto ovulando, e cerco di tamponare la frustrazione di vedere l'ennesimo preziosissimo ovulo sprecato, trasformandomi nell'Angelo del focolare, faccenda che si esplica principalmente in tre modi:
-organizzazione pseudorazionale dei beni (maglioni suddivisi per nuance attenendomi rigorosamente ai colori pantone, libri suddivisi per formato, genere, simpatia dell'editore e abbinamento cromatico delle costine, biancheria intima in tre cassetti - da nonna/da battaglia/da gran serata);
-acquisto da buona allocca di articoli a prezzi maggiorati dai mercatini natalizi (prodotti di gastronomia valtellinese, miele biologico, vini emiliani, salsine in minuscoli vasetti colorati e stronzatine così);
-preparazione di ricette lunghissime e complessissime.

Soffermiamoci sull'ultima. Sapete già che la mia idea di inferno è una cucina dopo che ci ha messo mano un uomo, e sapete anche che spesso preparo delle vere e proprie leccornie ma che altri (amico K. parlo di te) se ne prendono il merito e/o mi sminuiscono. Dunque, ispirata da un pranzo domenicale in un agriturismo piacentino, ho deciso di trascorrere questo giorno di festa, non facendo l'albero di Natale (è già attivo da un mesetto, ormai) bensì fronteggiando la sfida ultima per ogni cuoco - e soprattutto per la sottoscritta, che cuoca non è ed è pure una terrona doc- ossia il brasato. Cioè, ragazzi, una roba micidiale che solo a dirla già mi tremavano le ginocchia.
E dunque vi dò la ricetta.
Aspettate di essere in ovulazione in modo da non aver problemi ad allungare il portafogli al macellaio che vi rifila un pezzo di manzo a peso d'oro. Poi recatevi allo scaffale dei vini e guardate il Barolo. Ditegli ciao ciao con la manina e dirigetevi sicure verso un più economico Nebbiolo. Arrivate a casa marinate per 12 ore la vostra carne nel vino a cui avrete aggiunto cipolle, carote, sedano e rosmarino. La mattina dopo non fatevi prendere dalla fretta di vedere il vostro capolavoro realizzato -sì, lo so che è una noia seguire per bene le ricette e che abbiamo fantasia sufficiente a rielaborarle, però in alcuni casi è meglio fare come farebbe un uomo, e cioè attenersi alla lettera senza prendere iniziative- quindi evitate di fare pensieri del tipo ma se lo tagliassi a pezzetti* si cucinerebbe prima e non dovrei farlo andare sul gas per due ore, e soprattutto, ricordatevi, se tagliate la carne a tocchetti e la fate cuocere per due ore mentre vi fate belle per gli ospiti (non dimenticate di farlo, soprattutto se se lo meritano), rischiate di servire dei blocchetti di marmo di carrara, che per quanto coreografici e utili in caso si volesse scolpire un David, risultano un po' indigesti. Comunque, infarinate la carne, soffriggetela nel burro e poi aggiungete la marinatura. Fate bollire a fuoco lento (brasare) e infine togliete la carne dalla pentola, passate col passaverdure la marinatura, aggiustatela di sale e di pepe e servite il tutto con del cemento a presa rapida, ops, scusate, polenta.
E, come direbbe l'impavido chef Guerrino, a Dio piacendo, alla prossima!
(solo che, dopo un piatto così, dubito ci sarà una prossima)
(però giuro, le orecchiette le so fare davvero)

*P.S.per Marianna: il vento li raccoglierebbe

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better.” (S.B.)

Immaginate di essere da sempre dei lettori compulsivi e di volervi lanciare nel progetto kamikaze di aprire una casa editrice. Immaginate di emergere ogni tanto dal gorgo della burocrazia per vagliare le possibilità di pubblicazione all'interno di un panorama letterario sterminato e non sempre validissimo.
Immaginate di avere in mente uno scrittore piuttosto famoso a cui vorreste affidare una prefazione (no non è Samuel Beckett, ancora non sono da elettroshock ma ci stiamo quasi) e che siano settimane che ve lo state lavorando via mail per avere un appuntamento e bypassare il suo aggressivissimo agente.
Immaginate tutto questo, poi immaginate di salire su un treno scalcagnato e trovarvelo proprio di fronte.

Ecco, immaginato ciò, godetevi pure la magistrale interpretazione di Sunofyork ne I dialoghi dell'assurdo (feat. Trenitalia)

Sun (1.entusiasta come una bambina): ciao X, sono Sun, ci siamo scritti l'ultima mail ieri pomeriggio, non posso crederci, che fortunata coincidenza! Lasciami dire che i tuoi libri mi fanno impazzire e che è una gioia poterti stringere la mano di persona!
Scrittore (2.imbarazzato): ciao Sun, piacere di conoscerti.
Sun (3.parlantina-a-motore inserita e sempre più entusiasta): allora X, visto che abbiamo un bel po' di tempo per parlare (4.sospiro di gioia da parte dello Scrittore), ti spiego un po'il mio progetto...bè dunque, vedi, bla bla bla, ma siccome so che tu bla bla bla e non vorrei bla bla bla pertanto bla bla bla, e quindi pensavo che magari ti potrei affidare solo una prefazione al nostro secondo libro, che sono sicura ti piacerà un sacco, perché è brillante e fresco e bla bla bla e non posso pensare a nessuno più adatto di te a scrivere una nota introduttiva...

Passa nel frattempo il controllore, che si avvicina a me e allo Scrittore famoso per chiedere il biglietto, lo Scrittore risponde giustamente con un ferreo "abbonamento" senza esibire il titolo di viaggio, al che il controllore storce un po' il naso suscitando le ire della sottoscritta che inizia la filippica del ma sai chi è lui? è uno SCRIT-TO-RE FA-MO-SO, e Trenitalia dovrebbe essere O-NO-RA-TA di trasportare cotanta penna in giro per l'Emilia e non dubitare della sua buona fede - a questo punto lo Scrittore esibisce l'abbonamento- ecco, visto, ma cosa crede che siamo tutti una manica di incivili che bla bla bla. Il controllore esce di scena.
(5.lo Scrittore è stranamente taciturno ma dal sorriso si vede che è compiaciuto del suo futuro editore per la strenua difesa operata nei suoi confronti contro gretto controllore)


Sun (6.fiume in piena): pensa, si potrebbe fare una presentazione itinerante in una carrozza e bla bla e mio padre bla bla bla e poi bla bla e ancora bla bla e bla, ma non voglio stordirti di parole (7.nooo) ma penso che uno che ha scritto "Spatatrac" e "Supercalifragili" meriti azioni di marketing forti e innovative...
Scrittore (8. si schernisce intimidito): ma no, dai, ora non dire così...
Sun (9.commossa dall'understatement dello Scrittore): su, ora non essere modesto, tu sei pubblicato da bla bla bla e anche bla bla, e per me sarebbe un onore avere qualcosa di tuo, anche solo una prefazione bla bla
Lo Scrittore Illuminato (10. sorridendo benevolo davanti a tanto entusiasmo): certo, però solo una prefazione, sai, ho già tanto da scrivere...oh, ma ecco la mia fermata.

E' anche la mia, scendo, gli stringo la mano, mi dirigo saltellando dove mi dovevo dirigere e lì comunico l'impresa. Passano le ore, arriva la sera, si dorme. Durante la notte mi metto a pensare all'accaduto. La mattina consulto Google Images come se fosse l'oracolo di Delfi.

Sostituite i numeretti 1-3-6-7-9 con "boccalona"
e i numeretti 2-4-5-8-10 con "paraculo"
e tirate voi le somme.

3.12.09

Il calcio, secondo me.

Pubblicato da SunOfYork |

Avete presente quando avevo intitolato il post sulle borse, "Il definitivo post aliena maschio?". Mi sbagliavo. I maschi me li alieno adesso (cioè, in realtà sono ventisette anni che non faccio altro, ma ora diamo la mazzata finale).
Scopo di questo post, infatti, oltre a mostrarvi la mia commovente perizia con photoshop, è spiegarvi come dovrebbe essere il calcio secondo me. Ora, a me il calcio non dispiace, anzi, insieme a nuoto, cartoni animati e documentari di National Geographic è una delle poche cose che riescono a tenermi imbambolata sul divano senza che mi impegni in quelle attività compulsive come tamburellare con le dita, mordicchiare cuscini e battere nervosamente il piedino per terra, che molti trovano insopportabili (al contrario l'ascolto dei racconti delle vacanze e dei sogni altrui, dei riassunti di libri e film, la visione di sci e ciclismo amplificano queste nevrosi). E dunque, ciò che manca davvero al calcio perché io possa diventare una fan scatenata -dello sport, non di una squadra in particolare, non mi importa la competizione, ricordatevi che è solo un gioco- è la qualità estetica.
Tralasciamo lo stadio, perché è contro la mia religione recarmi in un posto in cui paghi per entrare e non ti danno da bere uno spritz o un gin tonic, prendiamo il caso in cui tu te ne stai beatamente sul tuo divano sintonizzata sul sito che dà la partita in streaming, con un alcolico in mano, del cibo nell'altra e le gambe allungate su uno sgabello.
Cos'è che non va, ancora? E quali migliorie mi frullano per la testa mentre mi vedete lì a occhi sgranati davanti allo schermo?
- il campo: non sarebbe meraviglioso se al posto del dischetto centrale ci fosse davvero un cuoricino rosso, se le reti fossero color argento sbrillucicante e così anche le linee, e se il campo fosse delimitato anziché da quegli orridi cartelloni pubblicitari da delle siepi di bossi, ligustri o acanti? E magari un ruscelletto con dei ponticelli di legno al posto della pista per l'atletica?
- le divise: ok, probabilmente quel tessuto tecnico dall'aspetto sintetico è quanto di meglio la tecnologia è stata in grado di inventare per far traspirare la pelle dei calciatori, ma di giocare a torso nudo e slip non se ne parla proprio, vero?
- i tempi: ne farei 4 da 20' l'uno (noi donne dobbiamo spesso recarci in bagno perché abbiamo la vescica piccola), inframmezzando il terzo e il quarto tempo con una pausa per il tè da venti minuti in cui i ragazzi fanno merenda con tortine alla carota e kamut e tè bancha servito in porcellane ming.
- gli arbitri: eliminiamoli, oppure vestiamoli con delle divise non catarifrangenti (che ne so, una polo piquet pastello e short sabbia o blu è chiedere troppo?) e sostituiamo l'orrido fischietto-offendi-timpani con un campanellino di Thun amplificato o un organetto a manovella di quelli che sembrano dei carillon che suoni la Vie en rose o quello che vi pare, ma fate qualcosa per questa gente. Hanno un ruolo troppo punitivo: diamo loro un cartellino fuxia per sottolineare azioni particolarmente spettacolari, lasciamo che anche loro facciano la parte dei buoni di tanto in tanto.
- i modi, cazzo, i modi!: a questo proposito, pensavo, non sarebbe bello per tutti sostituire i gesti bruschi, le gomitate, gli sgambetti, i calci negli stinchi, gli sputi, con una ragionevolissima base di danza classica? Cioè, ma voi immaginate che bello se Cassano dovesse correre en dedans, se i gol segnati mentre si eseguiva un port de bras o un arabesque valessero doppio, e triplo quelli segnati mentre ci si dilettava in un fouettè? E se alla fine ci si abbracciasse tutti -vincitori e vinti- in un grande girotondo? E se fosse vietato coprirsi gli attributi con le mani mentre si fa barriera e si lasciasse tirare il rigore a una fidanzata livorosa?

Insomma, se li vorranno pure guadagnare tutti quei soldi 'sti giocatori!
(ve lo meritate, dannati rovina-sabati)

2.12.09

you're a good man, amico K.

Pubblicato da SunOfYork |

Amico K., che pesi quanto pesavo io in quinta elementare ma solo perché già mi ero messa a dieta allora,
che mai avrei pensato che un fuscello così sarebbe diventato una colonna portante della mia vita,
che al nostro primo appuntamento alla Feltrinelli vecchia, ti sei presentato in short bianchi, t-shirt, calzini di spugna e scarpe da tennis manco fossi Pete Sampras,
che quando ti guardo, mi prenderei a sberle da sola per non essere riuscita a far funzionare le cose,
che quando attacchi con le tue paranoie, riesci sempre a farmi benedire il signore per non essere riuscita a far funzionare le cose,
che mi hai insegnato che non sempre tutto è perduto, e che dall'amore si può passare ad altro, e che quest' "altro" non sempre è peggio, ma di certo è diverso,
che ogni volta che mi vedi, mi chiedi se ti voglio bene e se ti posso dare un abbraccio, e io ti mando a quel paese e ti dico che sei una mammoletta e che non troverai una donna,
che ti lasci prendere in braccio da me davanti ai tuoi amici e ti abbarbichi come se fossi un koala su un eucalipto,
che ti addormenti in qualsiasi posizione nel giro di 15 secondi,
che ogni volta che sento Tonight, tonight, non posso fare a meno di correre con la mente a quella sera,
che quando vivevamo qua a Bologna, la mattina ti alzavi in punta di piedi per prendere il treno per Milano senza svegliarmi,
che sei il profeta della filosofia "lamentous" e che i tuoi aforismi ci lasciano sempre basiti (devo ricordare uno dei nostri dialoghi? "K. la speranza è l'ultima a morire" - "sì, Sun, ma a volte morire è l'ultima speranza"),
che per tanto tempo mi sono detta che non avrei trovato mai più qualcuno di cui innamorarmi così,
che come riesci a esasperarmi tu anche solo in una telefonata, nessuno, e che fai il vocino flebile ma continui a ronzarmi nelle orecchie fino a quando non mi prendi per sfinimento,
che ti chiamano al telefono la notte di san lorenzo e ti chiedono cosa stai facendo, e tu rispondi "corro da solo nel buio", e il bello è che è vero,
che sei talmente tanto una macchietta, che non ho potuto non creare il personaggio dell'amico K. su questo blog e su facebook il "Parla con Krapp",
che sei e sarai la mia famiglia, e saprai sempre tutto per primo,
che mi fai conoscere ogni giorno un gruppo nuovo che conosci solo tu, e vai a un concerto diverso ogni sera, e ti smazzi mezza Italia per sentire per la trentesima volta Manuel Agnelli anche se il giorno dopo devi andare al lavoro (e non credere che qualcuno ci creda al fatto che hai intenzione di fermarti, benedetto navigante con l'acqua alla gola),
che volevamo andare alle valli di Comacchio ma non siamo mai riusciti a trovarle, e allora ci siamo accontentati di attraversare un fiume e comprare un cocomero,
che non hai ancora trovato l'amore come meriteresti, il che mi fa pensare che forse noi donne non siamo poi così furbe,
Amico K. per i tuoi 30 anni vorrei potertelo trovare io l'amore, ma sai che sono pasticciona già per le mie faccende, figuriamoci per le tue, e allora ci faccio un post.
Incrociamo le dita e speriamo funzioni come inserzione.

Che poi, io, quando vi parlai dell'Afflitta (qui e qui), mica ci pensavo che avrebbe potuto spiccare il volo e lasciarci con un palmo di naso. E invece sì, il personaggio più letterario di questo blog, la nostra Madama Butterfly, dopo infiniti pianti, scontri, discussioni, patemi e ritorsioni, ha deciso -con enorme sollievo mio e di D., la fortunata coinquilina munita di fidanzato perfetto- di lasciare l'appartamento di via Broccaindosso, e per farlo ha adottato uno stratagemma che per ingegno è paragonabile solo ai tranelli del multiforme Ulisse, il che non solo è sorprendente in sè, ma è tanto più sconvolgente se si considera che un simile gesto è stato partorito da un organismo ectoplasmatico che ha trascorso l'ultimo anno raggomitolato su una sedia con addosso una vestaglia rosa di Hello Kitty.
Ora, per capire la scaltrezza dell'ameba, dovete sapere che, come molte case dei centri storici che per via dei diversi rimaneggiamenti si trovano ad avere delle planimetrie escheriane, anche la nostra casa si snoda attraverso cunicoli stretti e bassi (frequenti i traumi cranici per quanti sono più alti di 1.77), scalette, archi, controsoffitti, cantine che sembrano segrete medievali, finestrelle nascoste e anditi. Ma l'elemento che caratterizza davvero questa casa è il suo essere articolata attorno alla scala del palazzo in quanto derivante dall'unione di due appartamenti. Due appartamenti significa anche due entrate e una di queste entrate, per l'appunto, rappresentava l'accesso privato alla camera dell'Afflitta. Che quindi ha pensato bene di fare il trasloco nottetempo, mentre di qui, in soggiorno, io e la D. ci ammazzavamo dal ridere su battute del tipo "Oh ma ci pensi se l'Afflitta fa il trasloco di notte e ci lascia con un palmo di naso?".
E così ha fatto. Non avendola vista spuntare dalla sua stanza per 72 ore -fino a 48 nulla di strano, avvezza com'era a questo comportamento letargico- impaurite (visti i precedenti) e tenendoci la mano, io e D. siamo andate a bussare alla sua porta ma senza ottenere un cenno di vita. Dunque, considerata la mia natura da cuor di leone, l'istinto è stato quello di dichiarare l'ora del decesso, girare i tacchi, e andarmene per la mia strada. Ma la partenopea D., facendomi violenza, mi ha spintonato contro la porta usandomi come ariete e siamo ruzzolate dentro la stanza dell'Afflitta.
Stanza che si è rivelata così vuota che per un attimo ho temuto di essermi inventata il personaggio dell'Afflitta in un momento di crisi verso il blog ma poi, effettivamente, mi sono resa conto che nemmeno la mia fantasia può tanto.
Telo di plastica sul materasso, armadi svuotati, ogni traccia del passaggio di un essere umano, cancellato. Idem per i quattrocento euro che l'Afflitta ci doveva e che mai più rivedremo.
Pazienza, l'idea dell'Afflitta che alle tre di notte si carica sulle spalle la libreria e scende le scale ripide del palazzo è talmente gratificante che mi vengono le lacrime agli occhi.
(e anche il poterle inviare sms sul genere "Bologna è piccola...tanto piccola...ti troveremo")
(e anche il fatto che ha lasciato il posto a una nuova, splendida coinquilina, la donna di marketing simil uma thurman, che si sveglia la mattina col capello perfetto e che la sera sta con me e D. a fumare e parlar male degli uomini)
(e anche non dover più assistere alle mille e una follie dell'Afflitta)
E poi vuoi vedere che ha capito tutto? Che la fuga, nella vita, chi lo sa, che non sia proprio lei la quinta essenza?

Ma voi ce l'avete l'LSD (Lo Spasimante Devoto)?
Non per fare la splendida (no, no, signora mia, per carità, lungi da me), però io ho ne ho uno molto valido da poco meno di un anno. Un anno in cui mi sono capitati sulla noce del capocollo un discreto numero di cambiamenti che hanno richiesto una discreta quantità di rospi ingoiati e un altrettanto discreto lasso di tempo trascorso ad ascoltare canzoni tristi languidamente stravaccata sul divano. E lui era sempre lì sul ring con me, a farmi da sparring partner (o da Uomo-Schermo, come lo definii mesi fa), discreto ma presente, pronto a fornirmi il giusto apporto di carezze all'ego mentre io gli restituivo i colpi che prendevo dall'esterno, ignorando i suoi messaggi, le telefonate, le email, le chiacchierate e quello sguardo, che è davvero una veranda sul suo mondo.
Ecco, lo conobbi che ancora avevo una relazione stabile, vidi subito che si era preso una sbandata, anzi, me lo palesò proprio verbalmente. Poco dopo la relazione stabile finì, e lui lo venne a sapere da terzi (infami). Quando ci rivedemmo le cose andarono più o meno così:
LSD (speranzoso): ho saputo che sei tornata single...
Soy: sì, ma guarda, ch..
LSD (sturm-und-drang mode on): no, Sun, fammi parlare, ti prego, non l'ho mai fatto nella mia vita ma con te sento che devo aprirmi. Io mai nella vita avrei immaginato di incontrare una persona così, con cui trovarmi subito a mio agio, capace di farmi ridere e comprendermi, una persona con cui sento di poter condividere tutto, ma proprio tutto, e che non mi fa temere di guardare avanti nel futuro, una persona che addirittura avrebbe interrotto una storia importante solo per darmi una chance e stare con m...
Soy: e infatti avresti fatto bene a non immaginarti una cosa del genere.
LSD: nooo ma che hai capito?? io mica intendevo...
(segue stridore di artigli sugli specchi e tonfo sonoro)

Bene, non ci sarà alcun finale in cui io e l'LSD ci baciamo su un ring mentre sotto scorrono le note di Sparring Partner di Paolo Conte.
E a questo punto mi odierete tutti, uomini e donne (gli uomini li capisco, le donne no, tanto nessuna lo avrebbe mai preso seriamente in considerazione).
Ma non importa l'odio, il post lo scrivo lo stesso, perché, amiche mie, vi voglio bene e voglio propormi come exemplum in negativo.
Quanti sono pronti a scommettere che l'LSD presto avrà una ragazza meravigliosa, e io un'ulcera perforata?

Tu, miserabile amica materna che mi hai regalato quell'orrida borsa nera e lucida di finta pelle effetto coccodrillo, piena di borchie e ganci e cerniere e taschine manco io fossi una tamarrissima sciampista fidanzata con un appassionato di Harley Davidson.
Tu, donna scriteriata, che hai sentito la necessità di riciclare un regalo che ti avevano fatto negli anni ottanta e propinarlo trent'anni dopo a me, che in quella sorta di medioevo ellenico della moda, che ha visto belle donne ridicolizzarsi con capigliature improponibili, fouseaux fluo, spalline grandi come quelle di giocatori di rugby e accessori osceni, sgambettavo allegra nel girello sputacchiando omogeneizzati a destra e a manca.
Tu, che sei stata il mio spauracchio personale già in quegli anni, quando mia madre ti chiamava perché sapevi fare le punture di penicillina e io correvo come una pazza per casa per non farmi acchiappare perché in realtà lo sapevamo tutti che avevi la delicatezza di un panzer quando facevi le iniezioni, non credi di avermi già inflitto un sufficiente dolore fisico? Perché senti anche il bisogno di straziarmi il cuore con questo regalo di dubbio gusto?
Tu, che appunto mi conosci da sempre, e che quindi sai che me ne frego delle marche, che nell'abbigliamento per me vige sempre e solo il "less is more" e che raramente uso borse che non siano capienti tracolle in cuoio, come t'è saltato in mente di rifilarmi quell'accozzaglia kitsch che, per quanto firmata, faccio fatica anche solo a definire borsa?
Tu, che comunque sei donna e sai quanto per le tue simili possa contare quel meraviglioso accessorio quando hanno bisogno di una copertina di linus e quanto sia spaesante andare in giro con una borsa che non si sente propria; tu che presumibilmente sai che le borse - e gli uomini- minuti ti fanno sembrare più grassa di quello che già sei, facendoti sobbalzare ogni volta che passi davanti a una vetrina, mi spieghi il perché di quella sottospecie di pochette in cui non posso infilare nemmeno un libro smilzo come le Lezioni americane, non parliamo di Guerra e Pace?
Tu, donna di scarsa lungimiranza, sei consapevole del fatto che riciclando quel regalo hai innescato una spirale karmica per cui tra 30 anni mia figlia riceverà da una sua lontana parente /amica di famiglia quello stesso obbrobrio e scriverà un post forse anche più deluso e snob del mio?
Non ti bastava traviare me, pure mia figlia?

P.S. le foto sono puramente esemplificative. Ho semplicemente preso quanto di più brutto fossi in grado di trovare in rete e appiccicato qui sul blog perché sono con Aristotele (proprio linea diretta Aristotele-Sunofyork) nel sostenere la funzione catartica della scrittura, per cui spero che qualcuno veda quegli orrori e non faccia l'errore di comprare borse di quel tipo, una specie di "Cura-Ludovico", terapia dell'aversione di burgessiana (e kubrickiana memoria) solo molto molto più efficace, trattandosi di un pubblico femminile...

Cioè, cari, so solo io quanto odio iniziare una frase con cioè, e anche inframezzarla con un cioè, e terminarla pure, però il fatto è che mi sono emozionata e vi dovevo dire il perché di tanta emozione. Sul serio, sento di doverlo, soprattutto alle altre bloggers come me. A tutte quelle che mi leggono e che io leggo sempre con affetto, e che ogni tanto si lasciano scoraggiare da anni e anni di frequentazioni con maschi vili, sbagliati, piccoli come una lenticchia, egoisti come bambini dell'asilo, introflessi, incapaci di mettersi da parte e di sorprenderti, e che alla fine riescono a convincerti che quello giusto non arriverà mai.
E invece no. Io oggi sono qua per dirvi che gli uomini capaci di lasciarvi a bocca aperta ci sono.
E sono quelli che si sentono per una settimana i vostri rimbrotti telefonici perché siete stanche di una storia a distanza, perché vorreste che venisse a trovarvi più spesso fregandosene del fatto di avere un lavoro e una vita altrove, sono quelli che non si arrabbiano se cercate di farli sentire in colpa per qualsiasi cosa e che sanno pacificare i vostri dubbi. Che non vi prendono per pazze se una mattina spostate tutti i mobili. Sono quelli che la sera prendono l'alta velocità, si fanno 5 ore di treno, arrivano in stazione, prendono un autobus, arrivano in via Broccaindosso, citofonano imitando la voce del pizzaiolo pakistano a domicilio che fino a poco tempo fa era il vostro migliore amico (ora non più, visto che la dieta scarsale demonizza i carboidrati) finché tu non capisci che non è il pizzaiolo ma lui e ti scapicolli giù per le ripide scale di casa, lo vedi lì impalato con un fascio di rose in mano, e lo abbracci fortissimo ammaccando un po' i petali, e piangi anche mentre lui ti dice che sei bellissima e che si vede che la dieta sta funzionando, anche se in realtà per lui non ne avresti affatto bisogno.
Amiche mie, io oggi sono qui per dirvi che uomini così ci sono.
O almeno, uno c'è e io ne sono testimone autoptica.
E' fidanzato della mia coinquilina*, e in questo momento stanno limonando sul divano davanti a me.

Sarà un caso, ma stasera provo una strana simpatia per Amanda Knox.

*per le più scettiche di voi, no, non stanno insieme da un mese.

Qualcuno di voi avrà letto del mio amore totalizzante per Filippo Timi in questo post di qualche tempo fa dedicato a lui e al suo romanzo, quindi saprete che a seguito di quel post gli scrissi una mail in cui gli dicevo più o meno così "ho scritto di te sul mio blog, ma in realtà del libro me ne frego, era solo il pretesto per infilare una proposta di matrimonio. Non c'è bisogno che tu faccia niente, penso a tutto io (d'altra parte sono abituata all'inettitudine di voi uomini)", mail alla quale _stranamente_ non ho mai ricevuto risposta. Ebbene, tesori miei, domani Filippo Timi verrà a Bologna per conoscermi dopo un incontro in una splendida libreria del centro. Quindi, ragazzi cari, avanti con i consigli.
1. abbigliamento/accessori/trucco/parrucco. Suggeritemi qualcosa che sia sobrio, casual ma sexy, giusto ma non ammiccante, semplice ma non bacchettone, classico senza tempo ma non vecchio, e che gridi al mondo (la menzogna) che sono figa e intellettuale q.b. ma che la mia sensualità scaturisce da anima e cervello e non da ore e ore davanti allo specchio. Se questo vuol dire indossare un boa di struzzo iridescente, lo accetto.
2. Tavor. Qui la scelta è semplice: Sì o no.
3. proposta di lavoro allettantissima: come faccio a fargli passare il concetto che sto per aprire una casa editrice e che vorrei pubblicare qualcosa di suo, e che lui dovrebbe lasciar perdere le case editrici grandi e facoltose per pubblicare con me, che gli darei 50 euro di anticipo sui diritti?
4. atteggiamento:
- la butto in casciara come il mio istinto malato mi porterebbe a fare - il che vuol dire che al momento delle domande, mi alzo, mi impossesso con la forza del microfono, e gli dico che gli avevo scritto ma dato che non mi ha risposto, ho interpretato il suo silenzio come un assenso e che le pubblicazioni sono affisse in municipio, poi mi alzo e gli porgo un anello dei puffi trovato nell'uovo kinder?
- faccio la gatta morta - vale a dire, aspetto che finisca l'incontro, stampo il vecchio post, ci faccio una barchetta, vado lì con l'aria innocente di Bambi e le ciglia che fanno flap flap, nel frattempo nel risvolto interno della barchetta, con la perizia di un tipografo esperto di origami ci scrivo il mio numero di telefono e indirizzo di posta elettronica con un font grassetto corpo 40mila color fuxia catarifrangente, poi mi avvicino, gli faccio i miei complimenti, e gli regalo la barchetta dicendo che è una recensione del suo libro (pff).

Ogni suggerimento sarà ben accetto.

E così il Nobel per la letteratura è andato a Herta Muller, scrittrice tedesca di origini romene, che ha sbaragliato la concorrenza di grandi nomi come (l'immancabile) Amos Oz, Vargas Llosa e Philip Roth. L'avevo conosciuta un annetto fa grazie al suo romanzo, Il paese delle prugne verdi, storia di quattro giovani intellettuali dissidenti nella Romania di Ceausescu, edito da Keller -un piccolo e attento editore trentino che pubblica pochi titoli all'anno, ma quelli che pubblica, sono veramente belli e curati in ogni aspetto- e che mi aveva colpito per la sua poesia straziante dentro un clima di oppressione e miseria collettiva.
Lo dico per vari motivi, innanzitutto perché aprire una piccola casa editrice è anche il mio sogno (e vuoi vedere che il 2010 non lo veda realizzarsi, eh, cara la mia socia?), e avere in catalogo un vincitore del Nobel i cui diritti ho pagato due lire è più di un semplice sogno, diciamo che per me è l'equivalente di un sogno erotico che vede me protagonista assoluta insieme a due adoranti e incredibilmente lascivi Javier Bardem e Filippo Timi. In secondo luogo perché così ho l'occasione di raccontarvi un problema simpaticissimo che mi affligge da un po' di tempo. Bene, che in Italia ci siano più scrittori che lettori ormai è un luogo comune più o meno comparabile con perle quali non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio. Il che però significa che, per essere diventati luoghi comuni, un fondo di verità ce l'avranno anche loro, no? Direi proprio di sì, visto la quantità di gente che ricorre ad editori a pagamento che chiedono cifre assurde e non si preoccupano nè di promuovere nè di distribuire il libro e a siti di self publishing (uno piuttosto noto reca come sottotitolo l'inquietante "Se l'hai scritto, va stampato". Ma anche no! direi io) pur di ottenere un briciolo di quel lustro che dovrebbe conferire l'aver scritto qualcosa. Ecco, io non so voi, ma per me le parole hanno sempre avuto un peso enorme sin da quando scrivevo i temi delle elementari, un peso che si fa tanto più titanico quanto più leggo libri come quello di Herta Muller, o di altri grandi scrittori. Il confronto con loro mi dà la giusta percezione di cosa meriti di essere pubblicato e letto e cosa no: ed è per questo che io, come molti altri di voi, ho un blog che mi basta e avanza, e nessuna velleità da scrittore "vero". E invece non per tutti è così.
Il bello, quando lavori nell'editoria, è che tutti quelli che sanno di che ti occupi (quindi sanno anche che conti meno di zero ma fanno finta di non saperlo) tentano di rifilarti le loro cose (per un parere, una revisione, un'idea, una spintarella verso la pubblicazione), perché tutti hanno scritto qualcosa nella loro vita e tutti sono fermamente intenzionati a ottenere i loro cinque minuti di gloria. Con le dovute eccezioni positive, per la maggioranza, ciò che passa per le mie mani sono opere di zie che nel '68 componevano poesie lisergiche, amici wannabe scrittori, amanti del fantasy -perdonatemi, ma per me il fantasy è una piaga sociale-, conoscenti con l'estro letterario di una cozza nuda, parenti che scrivono memoriali sui loro imbarazzanti trascorsi sessuali, l'apologia del cane buonanima del dirimpettaio, il postino che mi lascia nella cassetta della posta un manoscritto fantasiosamente intitolato "Il postino suona sempre tre volte" (infatti, già dopo la prima hai scassato la minchia) e per finire Lui, il mio medico curante bolognese.
Ecco, il mio medico è un quarantenne single che ha l'ambulatorio tre portoni più avanti del mio e l'aspetto dimesso e vagamente kafkiano (solo l'aspetto, purtroppo).
L'altro giorno ci sono andata per farmi fare l'impegnativa per un'escissione dei nei -tre o quattro, li togliamo in comitiva, visto che fortuna vuole che sia particolarmente predisposta a questo flagello di dio- e insomma, una chiacchiera tira l'altra, ma di dove sei di dove non sei, ma quanti anni hai, ma cosa fai cosa non fai.
Sun: "Lavoro nell'editoria, principalmente traduco"
Dottore: "Ma davvero, e vuoi fare questo per tutta la vita?"
Sun: "Sì, ma vorrei aprirmi una casa editrice mia"
Dottore: "Ma che bello! Che coincidenza! Chiamami pure Marco!"
Sun, in preda a smottamento inguinale: "Perché coincidenza, dott. Marco?"
Doc, tirando fuori da un cassetto un enorme plico polveroso di fogli ingialliti con su una scrittura minutissima e fitta fitta: "Ho giusto qui una prosa poetica dedicata alla mia defunta madre, lo troverai di lettura un po' ostica, ma confido nella raffinatezza dei tuoi gusti e nella tua benevolenza".
E io che dovevo fare? Gli ho detto che ero già sommersa di fogli per casa ma quello mi ha chiesto la mail, dicendomi che doveva avere anche un pdf, e io non ho potuto non dargliela.
In tutto ciò, preso com'era a parlarmi della sua opera straordinaria, ha sbagliato a compilare l'impegnativa.
E vabbè, mi consolerò pensando che magari potrebbe essere un futuro Nobel della letteratura e trovarsi nel mio catalogo.
Avanti, coraggio, quanti di voi hanno un manoscritto nel cassetto e pensano di potermi far diventare un ricco editore?

Subscribe